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PUR di privatizzare la Cavallerizza Reale di Torino

da emergenzacultura.org

PUR di privatizzare...

Il Comune di Torino intende sottrarre alla collettività un bene pubblico di indiscusso pregio architettonico-storico-identitario: la Cavallerizza Reale. Ma ora un gruppo di cittadini sta chiedendo il referendum abrogativo della norma comunale che ha consentito l’ennesima cosiddetta ‘valorizzazione’ del nostro patrimonio.

L′imponente compendio di 40.000 metri quadrati che l′Unesco nel 1997 ha iscritto nel Patrimonio dell′Umanità, è parte integrante del progetto fisico e simbolico di esercizio del potere assoluto iniziato nella Torino seicentesca dai Savoia, articolato dal Castellamonte nelle sedi del Duomo, Palazzo Reale, Armeria reale, Segreterie di Stato, Regia Zecca e Accademia Reale. Quest′ultima, con l′annessa Cavallerizza, completata da altri famosi architetti – Juvarra, Alfieri, Melano, Mosca – divenne Accademia Militare nel 1815.

Nel secondo dopoguerra, dopo l′abolizione della monarchia e il trasferimento al Demanio delle proprietà regie, importanti interventi ne hanno modificato alcune parti. Il fronte sud (Accademia e Teatro Regio) distrutto da un incendio nel 1936, venne ricostruito in forme moderne per ospitare dal 1973 il Teatro progettato da Mollino; quello ad ovest venne malamente riadattato dal Tribunale militare, mentre i palazzi della Cavallerizza vennero destinati a funzioni di servizio, spesso improprie e svilenti, e ad appartamenti per i dipendenti di vari ministeri.

Soltanto nel 1995, sia per reazione al declino industriale della città che per gli studi condotti dalla facoltà di Architettura, si fece strada l′idea di elaborare un progetto complessivo, chiamato Torino città-capitale europea, reintegrando i palazzi della Cavallerizza nel complesso reale. All′inizio del nuovo millennio tale progetto si concretizzò nella richiesta della Città di Torino di trasferimento del bene dal Demanio, legittimata nel 2005 da una discutibile autorizzazione della Direzione Regionale dei Beni Culturali. Nella delibera comunale dell′1 ottobre 2007 si motivò l′atto con la “necessità di riqualificare unitariamente ed in maniera organica l′intero rione”. Il passaggio proprietario, per un totale di 36.927.253 Euro ampiamente sovrastimati, previde due fasi: con la prima, iniziata nel 2003 e conclusa nel 2010, la Città acquisì circa metà del complesso, rinviando al 2014 il trasferimento della metà in capo all′Amministrazione militare.

Dai primi anni Duemila il Comune sperimentò altre modalità d′uso del compendio, anticipando una strategia applicata ovunque si voglia ‘valorizzare’ un′area degradata ma d′interesse speculativo: l′uso temporaneo per attività culturali che la faccia conoscere al grande pubblico e con ciò attiri i developers. Il disastrato maneggio Chiablese dato in comodato per 99 anni all′Università, divenne una nuova Aula Magna, inaugurata nel 2014. Mentre nel Maneggio Reale e al piano terra della manica del Mosca si sperimentarono usi culturali quali mostre d′arte e rappresentazioni teatrali gestite dal Teatro Stabile.

Nel 2010 (Giunta Pd Chiamparino) il Comune, oberato dai debiti accumulati con le Olimpiadi invernali del 2006, gettò la maschera, oltre che la spugna. Rinunciò alla realizzazione del progetto e creò la società CCT, Cartolarizzazioni Città di Torino (al 100% di proprietà comunale) per intascare subito i proventi della vendita. Con l′emissione di obbligazioni vendute a importanti banche, CCT trasferì nelle esangui casse comunali 11 milioni di euro, e si mise a caccia di compratori peraltro senza successo.

Il Comune rinunciò anche ad acquistare la seconda parte del compendio, comprato, nel dicembre del 2014, da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e collocato nel suo Fondo immobiliare FIV, destinato alla valorizzazione con rendimento atteso intorno al 7%. annuo. Ma quando CDP perfezionò l′acquisto, lo strumento urbanistico necessario, il PUR (Progetto Unitario di Riqualificazione), non era ancora stato né redatto né votato, seppure preceduto da una serie di delibere comunali approvate tra il 2010 e il 2013 per allentare i vincoli imposti dal PRG e ‘indirizzare e orientare’ la redazione del PUR stesso. L′orientamento deliberato stravolse però la logica di salvaguardia dell′unitarietà perché consentiva di spezzettare i 40.000 metri quadrati del complesso in tante UMI, Unità Minime d′Intervento, lasciando poi al PUR definire per ognuna le destinazioni d’uso (più coerenti con le finalità speculative dei privati).

Per ottenere i permessi necessari agli interventi di trasformazione in ‘Ostello internazionale’ e studentati privati di lusso, che CDP aveva garantito agli azionisti del Fondo FIV, e per favorire CCT nella ricerca di compratori urgeva dunque il PUR, che fu redatto e pagato dalla Fondazione bancaria Compagnia di San Paolo, ma non sbarcò in tempo in Consiglio comunale prima delle elezioni del 2016, avendo incontrato una notevole opposizione nella società civile cresciuta intorno all′occupazione della Cavallerizza iniziata nel 2014.

Nel 2013, cessate le attività performative del teatro Stabile perché di ostacolo all′ingresso di ‘agognati’ proprietari, i torinesi che avevano scoperto gli spazi della Cavallerizza grazie agli eventi culturali che l′avevano rianimata, si resero conto stupefatti che l′amministrazione comunale voleva privatizzarla. Furono soprattutto le giovani compagnie teatrali legate al Teatro Stabile a reagire, decidendo nella primavera del 2014 di occupare la Cavallerizza. A fianco degli occupanti che chiedevano alla Giunta PD di Fassino di recedere dalla vendita, si schierarono intellettuali, professionisti, giovani dei centri sociali e simpatizzanti dei 5 Stelle, che della de-cartolarizzazione della Cavallerizza fecero un pilastro del programma elettorale che li portò a stravincere le elezioni comunali del 2016.

Ma cinque anni di Giunta 5 Stelle non sono serviti a nulla. La Sindaca e i suoi assessori, seppur eletti anche per questo, sono rimasti sordi alle idee, documentate con studi offerti alla Città da ricercatori seri e indipendenti, di trasformazione dell′intero Compendio in un Hub culturale di rilevanza internazionale. Quasi altrettanti anni di occupazione, terminata nel novembre del 2019, hanno visto infine prevalere un gruppo che, autoproclamandosi ‘la comunità di riferimento’, ha trattato con la giunta Appendino la fine dell′occupazione e la non opposizione alla privatizzazione della parte cartolarizzata pur di garantirsi (forse) una minuscola porzione di locali al piano terreno.

Per piantare la sua bandierina benicomunista, ha insomma offerto legittimazione alla camaleontica Giunta 5 Stelle che l’8 febbraio 2021 ha ottenuto dal Consiglio comunale l′approvazione di un PUR fotocopia di quello a suo tempo predisposto dal PD e talmente coerente con gli intenti dei loro ex nemici politici da ottenerne il voto favorevole. “Non sempre è semplice trasformare gli ideali in situazioni concrete che portino riqualificazione: non è un caso che dal 2013 a oggi ci siano voluti 8 anni per arrivare a questo momento” ha dichiarato soddisfatta la Sindaca Appendino (TorinoOggi, 8 febbraio 2021), soddisfazione condivisa dal capogruppo PD che ha dichiarato trattarsi di : “una delibera che ricalca le linee di indirizzo del PUR della precedente amministrazione” (La Repubblica, 9 febbraio 2021).

Chiunque sappia fare di conto può in effetti verificare che questo PUR “ideale”, votato non a caso da 5Stelle, PD e Centro Destra, prevede il 27% della superficie a residenze di civile abitazione, il 23% ad alberghi e studentati, il 18% ad uffici direzionali (dove la Compagnia di San Paolo ha già espresso il suo interesse a trasferire la propria sede), il 12% ad uffici e studi professionali, il 6% a ristoranti e negozi. Al fantomatico ‘Grande polo culturale’, della cui definizione organica non esiste traccia, annunciato dalla Giunta per illudere l′opinione pubblica di avere mantenuto le sue promesse, sarebbe riservato solo il 14% delle superfici, quelle che vengono indicate con destinazione d′uso ‘funzioni pubbliche’. Premesso che se l′intento fosse stato davvero quello, il PUR avrebbe dovuto destinare a funzioni pubbliche la quasi totalità degli spazi, sconcerta constatare che quel misero 14% è addirittura gonfiato, comprendendo anche la consistente parte già in uso all′Università.

Stabilire di chi sia vittima la Cavallerizza è complesso, ma tra i colpevoli figurano certamente: a) i fautori della legge sul federalismo demaniale; b) chi, nella retrocessione del bene dallo Stato al Comune, ha sottovalutato la sproporzione tra la pesantezza dell′intervento di recupero e le risorse della Città; c) una classe politica nazionale e locale insipiente e culturalmente misera che avrebbe dovuto averne cura e invece ha accettato di usarla come danaro contante da gettare nella voragine del debito pubblico grazie al ben calcolato business spartitorio col Demanio e a vantaggio dei soliti ricchi e potenti; d) last but not least, una visione narcisistica e autoreferenziale che si è insinuata dentro la nobile idea di Beni Comuni sviluppata da Rodotà.

La falsa alternativa tra un Bene che se pubblico è destinato all’abbandono e a ospitare colonie di topi e invece se privato almeno è salvaguardato, seppure a vantaggio di pochi privilegiati, è inaccettabile. Come ha denunciato Italia Nostra, la privatizzazione “creerebbe limitazioni irreversibili a ulteriori possibilità di usi congrui e fecondi”. E purtroppo la ‘terza via’ benicomunista almeno nella variante torinese ha rivelato tutta la sua negatività .

Il referendum abrogativo della delibera del Consiglio Comunale (78/2021 del 8/2/21) che ha approvato il PUR è promosso dagli aderenti alla sezione torinese della Società della Cura. Si tratta di un istituto previsto dallo Statuto del Comune di Torino, che richiede la raccolta anche telematica di 10.000 sottoscrizioni per ottenere il Referendum. Riportare la lancetta al punto di partenza e bloccare il processo di privatizzazione è il primo essenziale obiettivo per ricominciare ad immaginare come prendersi cura della città, della sua storia e quindi del suo futuro, offrendo opportunità formative e lavorative qualificate alle generazioni più giovani e a quelle che verranno.

Chi è residente a Torino e desiderasse firmare la richiesta di Referendum lo può fare collegandosi a:

https://comune.torino.it/referendum


FONTE: https://emergenzacultura.org/2021/04/27/pur-di-privatizzare-la-cavallerizza-reale-di-torino-un-referendum-per-bloccare-la-vendita/

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Iniziata la raccolta firme

#latuacavallerizza

Iniziata la raccolta firme

si è aperta la campagna per la raccolta delle firme per richiedere l'indizione del referendum abrogativo della delibera del Consiglio Comunale, che di fatto, spiana la strada alla vendita all'asta del prestigioso compendio.

E’ con vivo piacere che vi annunciamo che si è aperta la campagna per la raccolta delle firme per richiedere l’indizione del referendum abrogativo della delibera del Consiglio Comunale che, adottando il PUR (Progetto Unitario di Riqualificazione) proposto dalla Cassa Depositi e Prestiti, definisce destinazioni d’uso tipicamente privatistiche e, di fatto, spiana la strada alla vendita all’asta del prestigioso compendio.
Una manifestazione di interesse trasmessa dalla Fondazione Compagnia di San Paolo al Comune (gennaio 2020) per trasferire la propria sede direzionale proprio nella Cavallerizza lascia presagire chi potrà essere il futuro acquirente.

Con il referendum abrogativo si vuole invece arrestare questo processo di privatizzazione e destinare i circa 40000 mq del compendio ad usi realmente pubblici e a vantaggio e beneficio di tutta la cittadinanza.

COSA DOBBIAMO FARE?
Dal 9 aprile 2020, abbiamo 3 mesi per raccogliere le prime 1000 (mille) firme per presentare la domanda di ammissibilità del quesito referendario al Comune. In caso positivo, nei successivi 6 mesi dovremo raccoglierne le rimanenti 9000 (novemila) per richiedere l’indizione del referendum abrogativo.

COME RACCOGLIERE LE FIRME?
Firme online: è accessibile la piattaforma telematica del Comune di Torino che permette a chi dispone dello SPID, della Carta d’Identità elettronica o delle credenziali d’accesso a Torino Facile di firmare con un semplice click qui:
www.comune.torino.it/referendum

Firme cartacee: organizziamo settimanalmente dei banchetti in piazza a Torino (la lista aggiornata si trova qui:  www.latuacavallerizza.it/banchetti-firme)

CHI PUO’ FIRMARE?
Tutti i residenti a Torino da più di 6 mesi, maggiorenni, votanti.
ATTENZIONE: si deve firmare una sola volta (per via telematica o cartacea)

COSA PUOI FARE?
Firma subito la richiesta di indizione del referendum e trasmettere questo messaggio e questa richiesta ai tuoi amici, ai tuoi parenti e a tutti quelli che hanno a cuore il patrimonio storico architettonico di Torino e che vorrebbero una  Cavallerizza Reale pubblica e destinata ad usi collettivi e di pubblica utilità.

Grazie.

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Perchè salvare la Cavallerizza

Stefano Risso

Perchè salvare la Cavallerizza

Perché in un momento come questo, di estrema difficoltà per tutti, chiediamo una firma ai cittadini torinesi per difendere il complesso della Cavallerizza Reale?

Perché in un momento come questo, di estrema difficoltà per tutti, chiediamo una firma ai cittadini torinesi per difendere il complesso della Cavallerizza Reale?

Per dare una risposta occorre spendere due parole per parlare della Cavallerizza e della sua storia.
Cavallerizza, è un nome che anche a molti torinesi indica qualcosa non sempre ben conosciuto.

Si tratta di quel complesso che fa parte della cosiddetta “zona di comando” dell’antico Stato sabaudo. Da da 280 anni è parte di un complesso che comprende Palazzo Reale, l’Archivio di Stato, l’attuale Prefettura sino a confinare con le sede dell’Università.
Si trova da molti decenni in stato di sostanziale abbandono.

Il Comune ha deciso di cedere la proprietà di questo bene tramite la procedura di cosiddetta “cartolarizzazione”, che vede il trasferimento della proprietà ad un ente strumentale e con l’aiuto di cassa Depositi e Prestiti, ricavare una liquidità attraverso la vendita.
Solo una piccola parte rimarrebbe a disposizione della Città, più’ dell’ottanta per cento sarebbe trasformato in residenze di lusso e uffici direzionali di grande prestigio.
Questo significa spezzare un rapporto che esiste tra la Città e un bene che è parte del nostro patrimonio di identità culturale ed anche parte del patrimonio dell’Umanità, come ha dichiarato l’Unesco. Significa perderla per sempre non per 20 o 99 anni, ma per sempre!

Questo, malgrado il Consiglio Comunale di Torino abbia votato il 25 settembre del 2017 una mozione in cui si riconosce la Cavallerizza Reale “motore eccezionale di cultura e di bellezza con positive potenzialità, anche sotto il profilo economico” e da mandato alla Giunta “di richiedere alle Istituzioni sovraordinate – regionali, statali, europee – i fondi necessari a garantire il reintegro della porzione cartolarizzata”. Un solo consigliere votò contro.

Oggi si vuole privatizzare il bene, in difformità del voto del Consiglio Comunale.
Per questo un gruppo di cittadini, al di fuori di qualunque appartenenza partitica, al di fuori di qualunque logica di partecipazione alle prossime elezioni comunali, chiede ai torinesi, a tutti i torinesi, una firma per abrogare un atto specifico: il PUR (piano unitario di riqualificazione).
Si tratto dello strumento urbanistico con cui si stabilisce l’uso futuro degli spazi: prevalentemente residenze e uffici direzionali di prestigio.

Noi chiediamo, attraverso lo strumento del Referendum abrogativo previsto dallo Statuto comunale, l’abrogazione del PUR.del febbraio del 2021.
Perché lo chiediamo ora, in un momento difficile?
Perché riteniamo che sia nei momenti difficili che si debba guardare in avanti, con lungimiranza.
Qui non si tratta di decidere di una concessione più’ o meno lunga, si tratta di decidere della separazione dal bene comune della Città di sua parte importante, e questo per sempre. Con un atto irrevocabile le cui conseguenze ricadranno anche sulle generazioni future.

Comprendiamo le obiezioni sul fatto non ci sono soldi, proprio per questo dobbiamo avere in mente un esempio virtuoso: la Venaria Reale.
È stata in una condizione di disastroso abbandono per quasi 20 anni. Oggi è un polo culturale e turistico di livello europeo, che si rivela un patrimonio, anche economico, per la nostra Città.
Noi stiamo abbandonando la possibilità di avere una nuova venaria nel centro della Città.

Noi chiediamo uno sforzo, di guardare al futuro perché oggi si crea un danno non solo ai torinesi di oggi, ma ancor di più’ a quelli di domani, perché non avranno più a disposizione quel bene che è, citando di nuovo le parole del Consiglio Comunale nel 2017, “motore eccezionale di cultura e di bellezza con positive potenzialità, anche sotto il profilo economico”.
Nel 2011 lo stesso Consiglio ha votato in maniera opposta, senza che nessuno gliene chiedesse conto; quasi che le parole e gli impegni pubblici non avessero più’ valore.

Per questo, in un momento difficile in cui è importante guardare in avanti, chiediamo ai torinesi di oggi di fare un regalo ai tornesi di domani.

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Occhi puntati sulla Cavallerizza

da torinostoria.com

Occhi puntati sulla Cavallerizza

L’enorme complesso a fianco di Palazzo Reale è stato frazionato negli ultimi tredici anni tra comune e società a partecipazione pubblica: ora arrivano i privati.
Di chi saranno gli immensi spazi delle antiche scuderie?

Dopo più di due secoli e mezzo di utilizzo in funzione della corte sabauda e a settan- tacinque anni dal passaggio delle proprietà dal Regno d’Italia alla neonata Repubblica (dopo il referendum del 2 giugno 1946), la Cavallerizza Reale apre agli insedia- menti privati: un ostello/hotel, residenze, servizi artigianali, sedi di fondazioni e organizzazioni.

È il risultato – ancora incerto sui tempi, ma definito nelle modalità di insediamento e nella spartizione degli edifici del complesso – della delibera approvata dal Comune di Torino l’8 febbraio 2021, che disciplina il futuro della grande area oggi abbandonata e sottoutilizzata. La decisione è di portata storica e non ha mancato di suscitare polemiche e annunci di mobilitazione (un referendum popolare per l’annullamento della delibera) da parte di autorevoli osservatori, contrari a quella che definiscono la «svendita» del patrimonio pubblico senza garanzia sull’utilizzo aperto alla cittadinanza.

La Cavallerizza è la «grande incompiuta» del centro città: dal 1997 inserita insieme a tutte le residenze sabaude nel ristretto novero delle opere Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, è stata trattata come la Cenerentola della zona di comando sabauda. Decenni di abbandono l’hanno separata in modo innaturale dal resto della cosiddetta “zona di comando” sabauda della quale faceva parte. Oggi il complesso di edifici che compongono la Cavallerizza è suddiviso tra diversi proprietari, a seguito di vicende storiche e politiche anche recenti. Ogni fetta di Cavallerizza ha anche diverse destinazioni d’uso, almeno secondo la delibera recentemente approvata.

Scendendo lungo via Verdi, lasciandosi alle spalle il teatro Regio, la prima porzione di edifici visibili, affacciati sulle piazzette dell’Accademia militare e Mollino erano l’antica cortina occidentale. Ospitavano l’Accademia Reale, il Padiglione della Scherma, la Scuderia nord (porzioni gialle e viola nella mappa di «Torino Storia»). Gli stabili sono oggi di proprietà del Fondo investimenti per la valorizzazione – Fiv di Cassa depositi e prestiti, destinati a ospitare una struttura turistico ricettiva nell’ala verso i Giardini reali e servizi in quella verso via Verdi. Sempre del Fondo di Cassa depositi e prestiti, insieme al Comune, sono gli edifici della Cavallerizza alfieriana, la rotonda del Castellamonte, il piano terra delle scuderie Nord e Sud (colore blu), spazi destinati alla fruizione pubblica collegata alla cultura (eventi, mostre…). Di fronte (in arancio), il maneggio Chiablese, anch’esso di proprietà del Comune, ma ceduto in concessione per 99 anni all’Università che vi ha aperto nel 2014 la nuova aula magna dell’Ateneo.

La società di Cartolarizzazione Città di Torino detiene la proprietà delle restanti parti del complesso. La cortina orientale, la scuderia sud, il corpo delle guardie (colore verde in mappa) sono destinati dal piano di riqualificazione a residenze artistiche e sociali da definire, mentre la cosiddetta Ala del Mosca, in fondo al cortile principale della Cavallerizza (colore rosso), la cui destinazione è ad «attività direzionale», sembra interessare alla Compagnia di San Paolo come propria sede.

Completano la spartizione dell’antica Cavallerizza gli edifici delle Pagliere (azzurro): le due maniche verso via Rossini, a ridosso dell’Auditorium Rai, saranno destinate ad attività artigianali.

A cura di Torino Storia
https://torinostoria.com/occhi-puntati-sulla-cavallerizza/

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Cavallerizza patrimonio dell’umanità Unesco

TOMMASO MONTANARI

Cavallerizza patrimonio dell'umanità Unesco

Ne parliamo con Tomaso Montanari (storico dell'arte, accademico e saggista italiano).

Cavallerizza è un bene storico e culturale da non snaturare, da non sfruttare a fini di lucro ma del quale avere interamente cura come elemento forte della nostra identità di cittadini torinesi, e patrimonio dell’umanità Unesco.