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Cavallerizza: lettera aperta al ministro Franceschini

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Al Ministro Franceschini: salviamo la Cavallerizza

Blocchiamo la vendita della Cavallerizza Reale di Torino, Patrimonio dell'Umanità UNESCO

LETTERA APERTA AL MINISTRO FRANCESCHINI

Reintegro di parte del Palazzo Reale di Torino al patrimonio indisponibile dello Stato

Onorevole Ministro Franceschini,

sappiamo che Le è ben nota l’unicità e l’importanza storico architettonica del Palazzo Reale di Torino e dell’insieme di edifici ad esso connessi che dal Cinquecento in avanti sono andati progressivamente a definire fisicamente e simbolicamente il sistema funzionale e di governo di quello che diventerà nell’Ottocento lo Stato unitario italiano. Tra questi edifici, la parte della cosiddetta “Zona di Comando” che ha preso il nome di Compendio della Cavallerizza Reale rientra a pieno titolo nel complesso del Palazzo Reale ed è in quanto tale che è stata inserita nel sistema seriale delle Regge Sabaude come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Nel Compendio hanno trovato posto, nelle varie fasi storiche, prima l’Accademia Reale e, dopo la Restaurazione, la Regia Accademia Militare, svolgendo contemporaneamente la funzione di maneggio equestre al servizio della corte ed insieme di scuderie reali.

Proprio tale intrinseca unitarietà, riconosciuta e ribadita come ragione pregnante negli atti che hanno condotto il Comune di Torino a chiederne il trasferimento della proprietà dal Demanio alla Città (1), avrebbero dovuto costituirne ragione di tutela al pari del Palazzo Reale, riconosciuto come “bene di particolare interesse” in quanto “importante costruzione eretta su precedente edificio risalente ai Secoli XV e XVI” (2). Siffatti beni immobili, in base all’art. 10, comma 3, lettera d del Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici (3), sono da considerarsi beni culturali in quanto “rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, … dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche collettive”. E, in base a questo articolo, il Codice ha stabilito nel successivo art. 54, comma 2, lettera d che tali beni sono inalienabili proprio perché di interesse particolarmente importante. Non avrebbe stupito, in tale logica, che il Compendio della Cavallerizza Reale fosse stato addirittura riconosciuto come monumento nazionale perché esprime inequivocabilmente “un collegamento identitario o civico di significato distintivo eccezionale” (art. 10, comma 3, lettera d).

Quando nel 2005 l’allora Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, in funzione del passaggio dal Demanio alla Città ha stabilito l’alienabilità del Compendio della Cavallerizza, evidentemente per non esporla al rischio di una sua privatizzazione che, sempre in base al Codice, ne avrebbe salvaguardato solo la “conservazione” (art. 1, comma 5), ha puntualizzato che “l’alienazione proposta assicura la tutela e la valorizzazione del bene e non ne pregiudica il pubblico godimento” in coerenza con l’art. 1, comma 3 del Codice. L’articolo 6, comma 1 è, come lei ben sa, estremamente esplicito nell’indicare il più nobile significato del concetto di ‘valorizzazione’: “consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso al fine di promuovere lo sviluppo della cultura”.

Per non tradire lo spirito iniziale della ricomposizione unitaria del bene UNESCO, ribadito anche nella citata delibera del Comune di Torino del 2007 laddove si esplicita che “sfruttando la vocazione museale propria di detto complesso attraverso una completa riqualificazione patrimoniale ed urbanistica, l’Amministrazione comunale intende realizzare al suo interno un percorso culturale integrato” sarebbe stato necessario che il piano urbanistico PUR deliberato nel gennaio 2021 escludesse destinazioni d’uso non coerenti con tale finalità. Cosa che non è avvenuta, mettendo dunque a repentaglio la tutela e pubblica fruizione del Complesso che, senza un intervento del Ministero da lei diretto, vedrebbe una schiacciante prevalenza di funzioni che nulla avrebbero a che fare col suddetto percorso culturale integrato.

La procedura di vendita con asta pubblica conclusasi in data 18 ottobre 2021 con un’offerta privata, ora al vaglio degli uffici tecnici comunali, lascia aperta una grande possibilità, signor Ministro: Lei può esercitare, come previsto dalla legge, il diritto di prelazione sull’acquisto del Compendio della Cavallerizza Reale riportandola, come sarebbe doveroso e necessario, in seno alla sua naturale collocazione accanto al Palazzo Reale, ossia allo Stato italiano i cui cittadini ne erano divenuti i legittimi proprietari nel 1948 con il referendum che ha segnato il passaggio del nostro Paese dalla monarchia alla repubblica.

Gli edifici del Compendio della Cavallerizza Reale, compresa l’ex Zecca che ne è parte integrante, ponendosi in diretta continuità col Palazzo Reale – adibito a funzioni museali e all’Archivio di Stato – dovrebbero nella loro totalità costituire un necessario ampliamento e completamento di tali funzioni, diventando un polo di alta formazione, conservazione ed esposizione, di prestigio e livello europeo.

Signor Ministro, La sollecitiamo pertanto ad esercitare tale diritto di prelazione in base agli art. 59-62 del Codice dei Beni Culturali per riportare il Compendio della Cavallerizza Reale fra i Beni Culturali indisponibili dello Stato.

Confidiamo, Signor Ministro, nella sua iniziativa di custode e tutore della Costituzione italiana e dei beni che essa ha inteso garantire al popolo sovrano.

Torino, lì 10 novembre 2021

– Salvatore Settis, Professore Emerito Scuola Normale Superiore di Pisa, Accademia dei Lincei
– Alberto Barbera, Direttore Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
– Alessandro Barbero, Professore Ordinario, Università del Piemonte Orientale
– Marco Brunazzi, Presidente Istituto di Studi Storici Salvemini Torino
– Gastone Cottino, Professore Emerito Università di Torino, Accademico dei Lincei
– Giovanni Ferrero, Vice-Presidente Istituto di Studi Storici Salvemini Torino
– Roberto Gnavi, Presidente di Italia Nostra, Sezione di Torino
– Clara Palmas, ex Soprintendente per i Beni Ambientali del Piemonte, ex Ispettore del Ministero per i Beni Culturali
– Diana Toccafondi, Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, Ministero della Cultura

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Privatizzazione della Cavallerizza Reale chi guadagna e chi perde?

Privatizzazione della Cavallerizza Reale

Chi guadagna e chi perde?

Il Comitato Promotore del Referendum condivide questa azione promossa da Attac Torino, ed è fiducioso che la Magistratura Contabile blocchi il processo di vendita prima ancora della consultazione referendaria.

In perfetta continuità con le precedenti Giunte Comunali, anche l’attuale, in prossima scadenza, ha tentato di trasformare in denaro contante il compendio della Cavallerizza Reale, parte di Palazzo Reale e Bene dell’Umanità.

Lo ha fatto approvando un regolamento edilizio (il PUR) che prevede ampia libertà nelle destinazioni d’uso di carattere privatistico.

Lo ha fatto traducendo in atto urbanistico la manifestazione d’interesse di un soggetto privato che intenderebbe trasferire nella Cavallerizza la propria sede direzionale.

Lo ha fatto indicendo un Bando di Asta Pubblica con scadenza in piena campagna elettorale, maldestramente rinviato all’indomani del secondo turno per non dimostrare chiaramente agli elettori la propria incapacità di preservare un bene storico di tutta la cittadinanza.

Il regolamento edilizio (PUR) è attualmente oggetto di un Referendum popolare abrogativo sul quale, per regolamento, si esprimerà la prossima giunta eletta; tuttavia il processo di vendita all’asta prosegue.

La cittadinanza rischia dunque di perdere doppiamente: un bene che, una volta privatizzato, sarà sottratto per sempre al patrimonio cittadino ed alla possibilità di essere utilizzato nell’interesse pubblico come spazio culturale d’eccellenza, ma anche economicamente, a causa delle procedure amministrative seguite che, inevitabilmente ed indebitamente, ne deprimono il valore a tutto profitto degli eventuali acquirenti che già hanno anticipatamente espresso i loro desiderata.

Abbiamo ritenuto doveroso richiedere alla Corte dei Conti di esprimersi sulla regolarità delle procedure seguite per l’indizione del Bando d’Asta, ed abbiamo pertanto presentato un Esposto per danno erariale che è attualmente al vaglio della Magistratura Contabile.

Sarà la Procura Regionale della Corte dei Conti a stabilire se l’intreccio dei rapporti siglati fra Comune di Torino, Cartolarizzazione Città di Torino e Cassa Depositi e Prestiti abbia rispettato le vigenti leggi e non abbia creato le precondizioni per un danno economico alle casse cittadine per un tentativo di vendita comunque inaccettabile.

La cittadinanza non deve perdere né rimetterci.

Torino, settembre 2021
ATTAC – Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e l’ Aiuto ai Cittadini
Comitato di Torino – www.attactorino.org – mail: attactorino@gmail.com

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Torino: valide le firme per il referendum su Cavallerizza

TORINO:

Valide le firme per il referendum su Cavallerizza

Torino: valide le firme per il referendum su Cavallerizza.

L’amministrazione comunale ha comunicato ufficialmente (tramite pubblicazione sul sito https://referendum.torinofacile.it/) la validità delle 1109 firme raccolte (rispetto alle previste 1000) in questa prima fase dell’iniziativa referendaria per salvare la Cavallerizza dalla privatizzazione. La raccolta è avvenuta in poco più di 2 mesi, rispetto ai 3 possibili, malgrado le difficoltà dovute alle misure sanitarie. Si è così raggiunta, in anticipo, la quota prevista per periodi “normali”.

Questo risultato è stato raggiunto malgrado il silenzio stampa (con pochissime coraggiose eccezioni che hanno difeso l’onore della loro professione) e la diffusione della notizia, volutamente falsa, di un noto organo di stampa che la raccolta era fallita con meno della metà delle firme necessarie. La risposta sarà, in questo caso, un imbarazzato silenzio?

La seconda fase della raccolta firme avverrà, come prevede lo Statuto comunale, dopo che il quesito referendario sarà giudicato ammissibile dalla competente commissione, che verrà costituita dal nuovo Consiglio comunale eletto il 3 ottobre prossimo.

Nel frattempo ci batteremo per informare la cittadinanza e perché la nostra iniziativa sia oggetto di pubbliche prese di posizione delle forze politiche che si candidano a governare la Città nel prossimo quinquennio.

A tal proposito è importante ricordare che i partiti che si candidano al prossimo Consiglio Comunale stanno beneficiando della riduzione, stabilita dalla legge causa pandemia, dei 2/3 del numero delle firme da raccogliere per poter presentare le loro candidature.

Al contrario, contro il più elementare principio di uguaglianza e in spregio a quello di definizione della democrazia, alla richiesta di poter applicare la stessa riduzione anche alla referendaria raccolta firme in corso (compromessa dalla stessa pandemia), la maggioranza del Consiglio ha trovato il modo di negare lo stesso diritto: non a noi promotori, ovviamente, ma ai cittadini che a migliaia stanno firmando perché – attraverso il referendum che abbiamo proposto- si rimetta in discussione quanto è stato deciso per la Cavallerizza.

Hanno dimostrato che è tale la loro paura di affrontare, su questo tema, la volontà popolare, da preferire di imporre un vergognoso – quanto palese – atto discriminatorio con cui sconfessano e ripudiano, in un sol colpo, tutta la loro prosopopea sulla democrazia diretta, dichiarandosi contro la possibilità di facilitare lo strumento di espressione del giudizio popolare nella loro città!

Li ringraziamo perché ci hanno dato un motivo in più per impegnarci: ora è anche una questione di difesa della Democrazia!

Dal sito del Comune di Torino: https://referendum.torinofacile.it

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Presentate le prime 1000 firme per il referendum sulla Cavallerizza Reale

REFERENDUM Cavallerizza

Consegnate le prime 1000 firme

COMUNICATO STAMPA - Oggi, giovedì 17 Giugno 2021 alle ore 11 sono state consegnate le prime 1.000 firme per il Referendum abrogativo del P.U.R (Progetto Unitario di Riqualificazione) della Cavallerizza Reale.

Oggi, giovedì 17 Giugno 2021 alle ore 11 sono state consegnate le prime 1.000 firme (654 cartacee + 520 online) per il Referendum abrogativo del P.U.R (Progetto Unitario di Riqualificazione) della Cavallerizza Reale. Si tratta dello strumento urbanistico che, destinandone l’uso prevalente a funzioni direzionali e residenziali di prestigio, l’avvia a quella privatizzazione che farebbe perdere alla Città, dopo secoli e per sempre, un bene dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Dopo una fase di valutazione dell’ammissibilità della richiesta, occorrerà raccogliere altre 9.000 firme di cittadini torinesi per ottenere il Referendum.

In queste prime settimane abbiamo potuto constatare, nei mercati e davanti alle scuole, che questo tema non riguarda un piccolo numero di addetti ai lavori, ma risveglia una sensibilità diffusa, un attaccamento alla nostra Storia, alla nostra Cultura, alla nostra identità che molti, a torto, hanno ritenuto scomparso.

Questo ci rende ottimisti sulla possibilità, nella futura fase di raccolta delle ulteriori firme, di raggiungere l’obbiettivo e alla fine dare la parola all’insieme dei Cittadini.

Proprio in un momento di grande e grave crisi, conservare un’eredità ricevuta dalle generazioni precedenti per consegnarla a quelle successive si dimostra l’atteggiamento giusto per affrontare con consapevole determinazione la crisi stessa.

Proprio perché cittadini di differenti provenienze, non espressione di partiti, abbiamo potuto constatare un autentico e diffuso senso civico, che politici e professionisti dalla comunicazione non hanno saputo vedere.

Decenni di trascuratezza nella gestione di questo bene unico potranno essere dimenticati se ci sarà uno scatto di orgoglio, si pensi solo che la Reggia di Venaria Reale è stata salvata e restaurata dopo quasi 200 anni di abbandono.

A fine dello scorso anno la Città Metropolitana di Torino, con a capo il Sindaco di Torino, ha utilizzato una parte, circa 65 milioni di Euro dei circa 110 milioni incassati dalla vendita della propria partecipazione in SITAF, per acquistare azioni IREN. Non per un piano industriale; ma solo per pareggiare con la quota posseduta da Genova!

L’unica obiezione che è impossibile sollevarci senza arrossire, è che non ci siano le risorse economiche.

Ciò che manca è la volontà!

Ringraziamo tutti quelli che ci hanno fatto avere il loro pubblico sostegno, per primo e lo diciamo con giustificato orgoglio, il Presidente Emerito della Corte costituzionale professor Paolo Maddalena. [leggi qui]

Salvare la Cavallerizza è il più bel regalo che i Cittadini di oggi possono fare ai Cittadini di domani.

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Paolo Maddalena su Cavallerizza

paolo maddalena

Cavallerizza e Costituzione

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, risponde ad alcune domande del comitato referendario LaTuaCavallerizza.

(LTC)
Ritiene che i beni storico-architettonici pubblici debbano essere dichiarati inalienabili e che la loro vendita debba essere considerata illegittima (come nel caso della parte di Cavallerizza Reale acquisita dalla Cassa Depositi e Prestiti), anche in caso di cartolarizzazione dei beni stessi?

Ritiene legittimo deliberare destinazioni d’uso privatistiche per tali beni, come strumento di ‘valorizzazione’ e creazione di appetibilità per gli investitori privati?

Quali forme di difesa dalla privatizzazione dei beni pubblici ritiene più efficaci?

(Paolo Maddalena)
Non ostante l’art. 1 della Costituzione abbia introdotto una forma di Stato, detto “Stato comunità”, nel quale la “sovranità appartiene al Popolo”, si continua a ragionare come se la sovranità appartenesse allo Stato persona giuridica, detto anche Stato amministrazione, come era sotto la vigenza dello Statuto albertino.
Nella nuova visuale dello Stato comunità elemento costitutivo dello Stato è il “territorio”, formato da beni a esso strutturalmente legati, in quanto “proprietà pubblica” del Popolo a titolo di “sovranità” (ciò era già stato fatto presente dal Regio Regolamento di contabilità pubblica n. 85 del 1885, in epoca non sospetta) ed elementi identitari della Nazione, come per l’appunto i beni artistici e storici e il paesaggio, che hanno carattere “demaniale”, sono cioè inalienabili, inusucapibili e inespropriabili; e da beni commerciabili, come si legge anche nell’art. 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata”.
Ne consegue che la vendita di questi beni è illecita, in quanto contraria a detti principi costituzionali, peraltro chiaramente esplicitati dal citato articolo 42 Cost. che impone ai privati, e a maggior ragione agli Enti pubblici, di assicurare il perseguimento della “funzione sociale” del bene, nonché dall’art. 41 Cost., secondo il quale, le negoziazioni “non possono svolgersi in contrasto con l’utilità pubblica, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Dal che discende la nullità della vendita di detti beni, anche attraverso il sistema delle cartolarizzazioni, ai sensi dell’art. 1418 del codice civile, che dichiara nulli, senza limiti di tempo, gli atti e i contratti contrari a principi imperativi.
E’ da precisare, a questo proposito, che, per quanto riguarda le cartolarizzazioni, c’è anche un altro motivo di illiceità, ed è il fatto che questo tipo di vendita, come tutti i derivati, è in realtà una “scommessa”, vietata dal nostro ordinamento, e in specie dall’art. 1933 del codice civile, per cui la legge istitutiva di questo pseudo istituto giuridico dovrebbe essere portata all’esame della Corte costituzionale per il suo annullamento.
Da quanto detto discende implicitamente anche la risposta alle altre due domande. Risulta infatti chiaro che la cartolarizzazione, e in sostanza, la vendita della Cavallerizza è da qualificare come atto illecito produttivo di danno pubblico alla Collettività, e quindi da denunciare alla Procura regionale della Corte dei conti per l’accertamento delle relative responsabilità amministrative. Inoltre nulla si oppone al promovimento da parte di un gruppo di cittadini e di Associazioni ambientaliste, che sono legittimati ad agire dal combinato disposto degli articoli 2 (l’individuo è “parte” della Collettività), 3 (tutti i cittadini sono titolari del diritto fondamentale di partecipazione), 118, ultimo comma (i cittadini, singoli o associati, possono agire nell’interesse generale, secondo il principio di sussidiarietà, di una azione giudiziaria davanti al giudice ordinario per ottenere una sentenza che dichiari l’appartenenza pubblica di detto bene e la necessità della sua restituzione alla Collettività torinese, vera proprietaria pubblica del bene in questione.

Giugno 2021

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Consegna delle prime 1000 firme

#latuacavallerizza

Consegna delle prime 1000 firme

Comunicato stampa - Presentazione delle prime 1000 firme per il referendum sulla Cavallerizza Reale

Domani, giovedì 17 giugno 2021, verranno presentate in Comune le prime 1000 firme raccolte per l’indizione del referendum abrogativo della recente delibera del Consiglio Comunale che definisce destinazioni d’uso tipicamente privatistiche per il complesso della Cavallerizza Reale, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Con queste prime firme si richiede la dichiarazione di ammissibilità del Referendum.

Successivamente occorrerà raccogliere altre 9.000 firme per poter procedere al Referendum per l’abrogazione della delibera di adozione del PUR (Progetto Unitario di Riqualificazione) che costituisce il passaggio necessario per procedere alla alienazione di questo bene che è parte della nostra Città e della sua Storia da 280 anni.

Il Comitato Promotore, espressione di Cittadini e non di forze politiche, vuole invece arrestare questo processo di privatizzazione e preservare i circa 40.000 mq del complesso perché i cittadini possano goderne appieno la bellezza dopo decenni di abbandono.

La Reggia di Venaria Reale è stata salvata e restaurata dopo 200 anni di abbandono.

Salvare la Cavallerizza è il più bel regalo che i Cittadini di oggi possono fare ai Cittadini di domani.

Il comitato promotore

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Referendum popolare per difendere la Cavallerizza?

da Torino Storia

Referendum popolare per difendere la Cavallerizza?

RACCOLTA FIRME CONTRO IL PIANO DI TRASFORMAZIONE COMMERCIALE DEI PALAZZI CHE OSPITAVANO IL MANEGGIO E LE SCUDERIE DI CASA SAVOIA.

Una raccolta di firme a sostegno di un referendum abrogativo è stata recentemente indetta – attraverso i canali informatici del Comune di Torino – da un gruppo di cittadini contrari al Piano comunale di riqualificazione della Cavallerizza Reale, che prevede la frammentazione del complesso monumentale in varie porzioni assegnate a soggetti, pubblici e privati, che li trasformerebbero anche ad uso commerciale.
I promotori del referendum vorrebbero «impedire la privatizzazione di un bene comune inestimabile, patrimonio Unesco, componente della storia, cultura, identità di Torino e dei suoi abitanti». Per indire il referendum lo Statuto del Comune richiede mille firme: si può partecipare alla sottoscrizione attraverso il sito www.comune.torino.it/referendum

Non sono molte, in Europa, le città che hanno avuto la fortuna di ereditare dal passato un’«area di comando» unitaria e coordinata come quella che si estende dal Palazzo Reale di Torino fino, appunto, alla Cavallerizza.
All’estero (per esempio al Cremlino di Mosca o alla Hofburg viennese) il complesso dei monumenti è stato ovunque conservato e valorizzato, non così a Torino, dove la Cavallerizza versa da tempo in condizioni di triste abbandono. Il Palazzo Reale di piazza Castello e gli annessi importanti Musei torinesi sono poli turistici e culturali di prim’ordine, ma basta percorrere via Verdi, defilata e poco visibile, per piombare, superato il Teatro Regio, nello squallore e nell’abbandono della Cavallerizza. Torino ha dimenticato che, fino a poco più di un secolo fa, i cavalli erano l’unica soluzione per spostarsi rapidamente e che le scuderie, i maneggi, i depositi di carrozze erano strumenti indispensabili per l’azione di governo, facendo parte integrante dalle residenze principesche.

Per tanti anni il grande complesso sei-settecentesco della Cavallerizza Reale, caduto in disuso, è stato impiegato in modo improprio (la sala del Maneggio ridotta a parcheggio), poi dimenticato perché, in mancanza di progetti, non si potevano acquisire le indispensabili risorse economiche. Solo qualche parte è stata preservata (la palazzina della Zecca, in uso alla Polizia) o rivitalizzata (la nuova Aula Magna dell’Università, quasi nascosta tra le parti degradate).

Ora, dopo lunghe meditazioni e frammentazioni di titolarità, il Consiglio Comunale ha deliberato di adibire la Cavallerizza ad una grande varietà di utilizzi, stabilendo di «valorizzare» i fabbricati a fini commerciali, riservandone solo una parte a non meglio precisati «usi pubblici». Se il progetto sarà portato ad esecuzione – osservano i promotori del referendum contro la Delibera comunale – tutto il complesso genericamente denominato «la Cavallerizza» perderà definitivamente la sua identità di inscindibile componente dell’area di comando sabauda e diverrà un’anonima parte del tessuto urbano.
Il referendum di iniziativa popolare chiede di annullare la Delibera comunale e di operare un ripensamento finalizzato a reintegrare tutto il complesso della Cavallerizza nel perimetro storico, architettonico e culturale che lo ha contraddistinto fin dall’origine.

Di: di Giancarlo Melano

Fonte: https://torinostoria.com/prodotto/bookshop/numeri-singoli/torino-storia-n-59/

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Raccolta firme a Torino per salvare la Cavallerizza

da La Voce e il Tempo

Raccolta firme a Torino per salvare la Cavallerizza

Molte perplessità sullo smembramento del sito storico: avrebbe le carte in regola per rilanciarsi come accadde alla Reggia di Venaria.

E’ giusto mettere in vendita un monumento storico come la Cavallerizza Reale di Torino, patrimonio dell’Unesco?
Superando il parere negativo di molti osservatori e studiosi di storia locale, l’Amministrazione Appendino ha deciso di sì: il complesso delle antiche scuderie e del maneggio di Casa Savoia sarà smembrato e venduto al miglior offerente.
Accadrà nei prossimi mesi: la base dell’asta lanciata dal Comune è fissata a 11 milioni e 280 mila euro; termine del bando il 9 settembre con aggiudicazione il giorno successivo.
L’operazione immobiliare, destinata a ospitare nel monumento attività commerciali e residenziali, fa storcere molti nasi. È vero che gli edifici posti sul retro del Teatro Regio versano in condizioni di pesante abbandono, ma è anche vero che essi rientrano nel circuito delle Regge sabaude e che, a detta degli osservatori contrari, andrebbero rilanciati anziché messi in vendita.

Contro il piano di vendite si è schierato un comitato di cittadini che sta raccogliendo firme (www.comune.torino.it/referendum) per indire un Referendum abrogativo della delibera comunale. Ma è corsa contro il tempo, il bando comunale fissa i termini di vendita in autunno.

Dietro-front.
É grande la distanza fra la delibera voluta dalla Giunta Appendino (in continuità con le Amministrazioni di centrosinistra) e gli impegni che il Movimento 5 Stelle aveva assunto cinque anni fa, in campagna elettorale: i candidati grillini si erano dichiarati contrari a qualsiasi ipotesi di vendita e di utilizzo privato della Cavallerizza.
Chiara Appendino, nella sua veste di consigliere comunale e candidata Sindaco, aveva affermato di considerare «scontata la vocazione culturale del luogo» invitando a «lasciarsi alle spalle speculazioni commerciali ».
Non è andata così. L’8 febbraio scorso il Consiglio comunale, dopo alcune travagliate sedute, ha approvato il Piano unitario di riqualificazione del centralissimo complesso da 36 mila metri quadrati che è parte della Residenza sabauda di Palazzo Reale e per questo inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco.
Si tratta di un articolato «regolamento di condominio» che oltre a fissare le proprietà e gli utilizzi dell’area, ha dato nei fatti il via libera alla vendita, garantendo ai compratori la certezza delle destinazioni d’uso degli immobili.

Passaggi di mano.
La storia dello smembramento della Cavallerizza iniziò nel 2007 (sindaco Chiamparino) quando il complesso venne ceduto dal Demanio al Comune di Torino e, in parte, alla Cassa Depositi e Prestiti.
Nel 2010 Palazzo Civico sottoscrisse una convenzione con la società Cartolarizzazione Città di Torino (Cct) per la cessione della Cavallerizza a scopo di vendita. Con questa operazione la Cavallerizza si trovò a condividere il destino di altri immobili cittadini, alienati con alterne fortune per dare ossigeno alle casse del Comune: venivano ceduti sulla carta alla società Cct (controllata dal Comune) in modo da consentire all’Amministrazione di mettere subito a bilancio il valore economico, nonostante l’immobile non fosse ancora effettivamente alienato a soggetti terzi.
A Chiamparino succedette il sindaco Fassino, il quale tentò di rientrare in possesso della Cavallerizza, ma rinunciò per gli elevati costi di riscatto presso la società Cartolarizzazione Città di Torino.
Nel 2013 il Teatro Stabile di Torino rinunciò a usare l’ex Maneggio Alfieriano per i propri spettacoli. Il 23 maggio 2014 un gruppo di cittadini occupò il complesso, con l’obiettivo di opporsi alla vendita di quello che considerava un «bene comune». Diede vita ad iniziative culturali autogestite e all’«Assemblea Cavallerizza 14.45» contro la vendita del complesso. La mobilitazione cessò nel 2019 e alcuni tra gli animatori o sostenitori di quel movimento hanno oggi preso strade diverse: sia l’ex vicesindaco Guido Montanari che il docente Ugo Mattei hanno espresso, ad esempio, parere positivo sul piano di vendita.

Di chi è la Cavallerizza.
Scendendo lungo via Verdi, lasciandosi alle spalle il Teatro Regio, la prima porzione di edifi ci visibili della Cavallerizza (porzioni gialle e viola nella mappa) sono di proprietà del Fondo investimenti per la valorizzazione – Fiv di Cassa Depositi e Prestiti, destinati a ospitare una struttura turistico ricettiva nell’ala verso i Giardini Reali (un ostello o un albergo, in posizione di assoluto pregio) e servizi in quella verso via Verdi.
Sempre del Fondo di Cassa Depositi e Prestiti, insieme al Comune, sono gli edifici della Cavallerizza alfieriana, la rotonda Castellamontiana, il piano terra delle scuderie Nord e Sud (colore blu), spazi destinati alla fruizione pubblica collegata alla cultura (eventi, mostre…). Di fronte (in arancione), il maneggio Chiablese, anch’esso di proprietà del Comune, ma ceduto in concessione per 99 anni all’Università che vi ha aperto nel 2014 la nuova aula magna dell’Ateneo.
La società di Cartolarizzazione Città di Torino detiene la proprietà delle restanti parti del complesso. La cortina orientale, la scuderia sud, il corpo delle guardie (colore verde in mappa) sono destinati dal piano di riqualificazione a residenze artistiche e sociali da definire, mentre per la cosiddetta Ala del Mosca, in fondo al cortile principale della Cavallerizza (colore rosso), la cui destinazione è ad «attività direzionale», la Compagnia di San Paolo ha espresso interesse a trasferirvi la sede. Le due maniche verso via Rossini, a ridosso dell’Auditorium Rai, erano le antiche pagliere: saranno destinate ad attività artigianali.

Sarà Referendum?
«Più dell’ottanta per cento della Cavallerizza con il piano di vendita sarebbe trasformato in residenze di lusso e uffici direzionali di grande prestigio », denunciano gli animatori del Comitato #Latuacavallerizza, che si è costituito attorno alla «Società della Cura», una piattaforma di convergenza di movimenti sociali cui hanno già aderito, in tutt’Italia, più di più di 1800 realtà collettive ed individuali.
Obiettivo: raccogliere 10 mila firme di cittadini torinesi per abrogare la delibera del Comune che contiene il Piano di riqualificazione ed «evitare una fine ingloriosa e irreversibile per un bene comune della Città, che deve rimanere nella disponibilità degli enti pubblici».
Le obiezioni sulla carenza di risorse per «riscattare» gli edifici ceduti dal Comune e sullo stato di pluridecennale abbandono del complesso sono note agli attivisti, che rilanciano la proposta di un grande intervento pubblico, partendo da una mozione dello stesso Consiglio Comunale di Torino che nel settembre 2017 impegnava la Giunta «a richiedere alle Istituzioni sovraordinate – regionali, statali, europee – i fondi necessari a garantire il reintegro della porzione cartolarizzata».
«L’esempio virtuoso non è distante: è la Venaria Reale», spiega Risso, «anche quella Residenza sabauda versava in stato di abbandono totale fino all’inizio degli anni duemila.
Oggi, grazie a poderosi finanziamenti pubblici, è un polo culturale e turistico di livello europeo».

di Andrea CIATTAGLIA
La Voce e il tempo – 16 .05.2021

https://vocetempo.it

 

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Italia Nostra Torino appoggia il referendum

da Italia Nostra Torino

Cari Soci ed amici ...

Trascriviamo di seguito il messaggio che il Presidente di Italia Nostra Torino ha inviato tutti i soci in merito all’iniziativa della raccolta di firme per referendum per l'abrogazione del P.U.R. Lo ringraziamo per l’appoggio.

Cari Soci ed amici di Italia Nostra-Torino,
vi proponiamo di aderire alla raccolta di firme per referendum per l’abrogazione del P.U.R. (Piano Unitario di Riqualificazione) riguardante la Cavallerizza Reale.
Come sapete per questo importante complesso storico lo Stato nel 2005 incongruamente dispose la possibilità di vendita a privati, sia pure con vincolo di tutelarne le caratteristiche architettoniche.
Con la cessione al Comune di Torino, questo, dopo tentativi in un primo tempo di individuarne utilizzatori in ambito pubblico decise di metterlo semplicemente in vendita. Ma dal 2014 al 2019 la Cavallerizza fu occupata da un nutrito gruppo di oppositori a questa incongrua privatizzazione di un bene culturale così importante, ed il Comune, conscio di avere intrapreso una operazione scorretta, mentre oggettivamente tollerò l’occupazione, cercò una formula che conciliasse il suo bisogno di far cassa con la perentoria vocazione culturale di questo monumento. Dopo aver infine allontanato gli occupanti elaborò il Piano Unitario di Riqualificazione. Questo prevede un uso strettamente culturale solo delle parti di cui il Comune ha mantenuto la proprietà, cioè il Maneggio Grande di Benedetto Alfieri, l’elemento più importante del complesso, e del Salone delle Guardie al piano terra dell’ala est. Tutto il resto è in vendita, con vincoli di uso che permettono attività alberghiera e uffici in gran parte del complesso.
Abrogare questo PUR riporta il Comune ed anche lo Stato, in particolare il Ministero della Cultura, di fronte alle loro responsabilità.
Grazie per l’attenzione
Roberto Gnavi
Presidente Italia Nostra-Torino

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PUR di privatizzare la Cavallerizza Reale di Torino

da emergenzacultura.org

PUR di privatizzare...

Il Comune di Torino intende sottrarre alla collettività un bene pubblico di indiscusso pregio architettonico-storico-identitario: la Cavallerizza Reale. Ma ora un gruppo di cittadini sta chiedendo il referendum abrogativo della norma comunale che ha consentito l’ennesima cosiddetta ‘valorizzazione’ del nostro patrimonio.

L′imponente compendio di 40.000 metri quadrati che l′Unesco nel 1997 ha iscritto nel Patrimonio dell′Umanità, è parte integrante del progetto fisico e simbolico di esercizio del potere assoluto iniziato nella Torino seicentesca dai Savoia, articolato dal Castellamonte nelle sedi del Duomo, Palazzo Reale, Armeria reale, Segreterie di Stato, Regia Zecca e Accademia Reale. Quest′ultima, con l′annessa Cavallerizza, completata da altri famosi architetti – Juvarra, Alfieri, Melano, Mosca – divenne Accademia Militare nel 1815.

Nel secondo dopoguerra, dopo l′abolizione della monarchia e il trasferimento al Demanio delle proprietà regie, importanti interventi ne hanno modificato alcune parti. Il fronte sud (Accademia e Teatro Regio) distrutto da un incendio nel 1936, venne ricostruito in forme moderne per ospitare dal 1973 il Teatro progettato da Mollino; quello ad ovest venne malamente riadattato dal Tribunale militare, mentre i palazzi della Cavallerizza vennero destinati a funzioni di servizio, spesso improprie e svilenti, e ad appartamenti per i dipendenti di vari ministeri.

Soltanto nel 1995, sia per reazione al declino industriale della città che per gli studi condotti dalla facoltà di Architettura, si fece strada l′idea di elaborare un progetto complessivo, chiamato Torino città-capitale europea, reintegrando i palazzi della Cavallerizza nel complesso reale. All′inizio del nuovo millennio tale progetto si concretizzò nella richiesta della Città di Torino di trasferimento del bene dal Demanio, legittimata nel 2005 da una discutibile autorizzazione della Direzione Regionale dei Beni Culturali. Nella delibera comunale dell′1 ottobre 2007 si motivò l′atto con la “necessità di riqualificare unitariamente ed in maniera organica l′intero rione”. Il passaggio proprietario, per un totale di 36.927.253 Euro ampiamente sovrastimati, previde due fasi: con la prima, iniziata nel 2003 e conclusa nel 2010, la Città acquisì circa metà del complesso, rinviando al 2014 il trasferimento della metà in capo all′Amministrazione militare.

Dai primi anni Duemila il Comune sperimentò altre modalità d′uso del compendio, anticipando una strategia applicata ovunque si voglia ‘valorizzare’ un′area degradata ma d′interesse speculativo: l′uso temporaneo per attività culturali che la faccia conoscere al grande pubblico e con ciò attiri i developers. Il disastrato maneggio Chiablese dato in comodato per 99 anni all′Università, divenne una nuova Aula Magna, inaugurata nel 2014. Mentre nel Maneggio Reale e al piano terra della manica del Mosca si sperimentarono usi culturali quali mostre d′arte e rappresentazioni teatrali gestite dal Teatro Stabile.

Nel 2010 (Giunta Pd Chiamparino) il Comune, oberato dai debiti accumulati con le Olimpiadi invernali del 2006, gettò la maschera, oltre che la spugna. Rinunciò alla realizzazione del progetto e creò la società CCT, Cartolarizzazioni Città di Torino (al 100% di proprietà comunale) per intascare subito i proventi della vendita. Con l′emissione di obbligazioni vendute a importanti banche, CCT trasferì nelle esangui casse comunali 11 milioni di euro, e si mise a caccia di compratori peraltro senza successo.

Il Comune rinunciò anche ad acquistare la seconda parte del compendio, comprato, nel dicembre del 2014, da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e collocato nel suo Fondo immobiliare FIV, destinato alla valorizzazione con rendimento atteso intorno al 7%. annuo. Ma quando CDP perfezionò l′acquisto, lo strumento urbanistico necessario, il PUR (Progetto Unitario di Riqualificazione), non era ancora stato né redatto né votato, seppure preceduto da una serie di delibere comunali approvate tra il 2010 e il 2013 per allentare i vincoli imposti dal PRG e ‘indirizzare e orientare’ la redazione del PUR stesso. L′orientamento deliberato stravolse però la logica di salvaguardia dell′unitarietà perché consentiva di spezzettare i 40.000 metri quadrati del complesso in tante UMI, Unità Minime d′Intervento, lasciando poi al PUR definire per ognuna le destinazioni d’uso (più coerenti con le finalità speculative dei privati).

Per ottenere i permessi necessari agli interventi di trasformazione in ‘Ostello internazionale’ e studentati privati di lusso, che CDP aveva garantito agli azionisti del Fondo FIV, e per favorire CCT nella ricerca di compratori urgeva dunque il PUR, che fu redatto e pagato dalla Fondazione bancaria Compagnia di San Paolo, ma non sbarcò in tempo in Consiglio comunale prima delle elezioni del 2016, avendo incontrato una notevole opposizione nella società civile cresciuta intorno all′occupazione della Cavallerizza iniziata nel 2014.

Nel 2013, cessate le attività performative del teatro Stabile perché di ostacolo all′ingresso di ‘agognati’ proprietari, i torinesi che avevano scoperto gli spazi della Cavallerizza grazie agli eventi culturali che l′avevano rianimata, si resero conto stupefatti che l′amministrazione comunale voleva privatizzarla. Furono soprattutto le giovani compagnie teatrali legate al Teatro Stabile a reagire, decidendo nella primavera del 2014 di occupare la Cavallerizza. A fianco degli occupanti che chiedevano alla Giunta PD di Fassino di recedere dalla vendita, si schierarono intellettuali, professionisti, giovani dei centri sociali e simpatizzanti dei 5 Stelle, che della de-cartolarizzazione della Cavallerizza fecero un pilastro del programma elettorale che li portò a stravincere le elezioni comunali del 2016.

Ma cinque anni di Giunta 5 Stelle non sono serviti a nulla. La Sindaca e i suoi assessori, seppur eletti anche per questo, sono rimasti sordi alle idee, documentate con studi offerti alla Città da ricercatori seri e indipendenti, di trasformazione dell′intero Compendio in un Hub culturale di rilevanza internazionale. Quasi altrettanti anni di occupazione, terminata nel novembre del 2019, hanno visto infine prevalere un gruppo che, autoproclamandosi ‘la comunità di riferimento’, ha trattato con la giunta Appendino la fine dell′occupazione e la non opposizione alla privatizzazione della parte cartolarizzata pur di garantirsi (forse) una minuscola porzione di locali al piano terreno.

Per piantare la sua bandierina benicomunista, ha insomma offerto legittimazione alla camaleontica Giunta 5 Stelle che l’8 febbraio 2021 ha ottenuto dal Consiglio comunale l′approvazione di un PUR fotocopia di quello a suo tempo predisposto dal PD e talmente coerente con gli intenti dei loro ex nemici politici da ottenerne il voto favorevole. “Non sempre è semplice trasformare gli ideali in situazioni concrete che portino riqualificazione: non è un caso che dal 2013 a oggi ci siano voluti 8 anni per arrivare a questo momento” ha dichiarato soddisfatta la Sindaca Appendino (TorinoOggi, 8 febbraio 2021), soddisfazione condivisa dal capogruppo PD che ha dichiarato trattarsi di : “una delibera che ricalca le linee di indirizzo del PUR della precedente amministrazione” (La Repubblica, 9 febbraio 2021).

Chiunque sappia fare di conto può in effetti verificare che questo PUR “ideale”, votato non a caso da 5Stelle, PD e Centro Destra, prevede il 27% della superficie a residenze di civile abitazione, il 23% ad alberghi e studentati, il 18% ad uffici direzionali (dove la Compagnia di San Paolo ha già espresso il suo interesse a trasferire la propria sede), il 12% ad uffici e studi professionali, il 6% a ristoranti e negozi. Al fantomatico ‘Grande polo culturale’, della cui definizione organica non esiste traccia, annunciato dalla Giunta per illudere l′opinione pubblica di avere mantenuto le sue promesse, sarebbe riservato solo il 14% delle superfici, quelle che vengono indicate con destinazione d′uso ‘funzioni pubbliche’. Premesso che se l′intento fosse stato davvero quello, il PUR avrebbe dovuto destinare a funzioni pubbliche la quasi totalità degli spazi, sconcerta constatare che quel misero 14% è addirittura gonfiato, comprendendo anche la consistente parte già in uso all′Università.

Stabilire di chi sia vittima la Cavallerizza è complesso, ma tra i colpevoli figurano certamente: a) i fautori della legge sul federalismo demaniale; b) chi, nella retrocessione del bene dallo Stato al Comune, ha sottovalutato la sproporzione tra la pesantezza dell′intervento di recupero e le risorse della Città; c) una classe politica nazionale e locale insipiente e culturalmente misera che avrebbe dovuto averne cura e invece ha accettato di usarla come danaro contante da gettare nella voragine del debito pubblico grazie al ben calcolato business spartitorio col Demanio e a vantaggio dei soliti ricchi e potenti; d) last but not least, una visione narcisistica e autoreferenziale che si è insinuata dentro la nobile idea di Beni Comuni sviluppata da Rodotà.

La falsa alternativa tra un Bene che se pubblico è destinato all’abbandono e a ospitare colonie di topi e invece se privato almeno è salvaguardato, seppure a vantaggio di pochi privilegiati, è inaccettabile. Come ha denunciato Italia Nostra, la privatizzazione “creerebbe limitazioni irreversibili a ulteriori possibilità di usi congrui e fecondi”. E purtroppo la ‘terza via’ benicomunista almeno nella variante torinese ha rivelato tutta la sua negatività .

Il referendum abrogativo della delibera del Consiglio Comunale (78/2021 del 8/2/21) che ha approvato il PUR è promosso dagli aderenti alla sezione torinese della Società della Cura. Si tratta di un istituto previsto dallo Statuto del Comune di Torino, che richiede la raccolta anche telematica di 10.000 sottoscrizioni per ottenere il Referendum. Riportare la lancetta al punto di partenza e bloccare il processo di privatizzazione è il primo essenziale obiettivo per ricominciare ad immaginare come prendersi cura della città, della sua storia e quindi del suo futuro, offrendo opportunità formative e lavorative qualificate alle generazioni più giovani e a quelle che verranno.

Chi è residente a Torino e desiderasse firmare la richiesta di Referendum lo può fare collegandosi a:

https://comune.torino.it/referendum


FONTE: https://emergenzacultura.org/2021/04/27/pur-di-privatizzare-la-cavallerizza-reale-di-torino-un-referendum-per-bloccare-la-vendita/