da Torino Storia

Referendum popolare per difendere la Cavallerizza?

RACCOLTA FIRME CONTRO IL PIANO DI TRASFORMAZIONE COMMERCIALE DEI PALAZZI CHE OSPITAVANO IL MANEGGIO E LE SCUDERIE DI CASA SAVOIA.

Una raccolta di firme a sostegno di un referendum abrogativo è stata recentemente indetta – attraverso i canali informatici del Comune di Torino – da un gruppo di cittadini contrari al Piano comunale di riqualificazione della Cavallerizza Reale, che prevede la frammentazione del complesso monumentale in varie porzioni assegnate a soggetti, pubblici e privati, che li trasformerebbero anche ad uso commerciale.
I promotori del referendum vorrebbero «impedire la privatizzazione di un bene comune inestimabile, patrimonio Unesco, componente della storia, cultura, identità di Torino e dei suoi abitanti». Per indire il referendum lo Statuto del Comune richiede mille firme: si può partecipare alla sottoscrizione attraverso il sito www.comune.torino.it/referendum

Non sono molte, in Europa, le città che hanno avuto la fortuna di ereditare dal passato un’«area di comando» unitaria e coordinata come quella che si estende dal Palazzo Reale di Torino fino, appunto, alla Cavallerizza.
All’estero (per esempio al Cremlino di Mosca o alla Hofburg viennese) il complesso dei monumenti è stato ovunque conservato e valorizzato, non così a Torino, dove la Cavallerizza versa da tempo in condizioni di triste abbandono. Il Palazzo Reale di piazza Castello e gli annessi importanti Musei torinesi sono poli turistici e culturali di prim’ordine, ma basta percorrere via Verdi, defilata e poco visibile, per piombare, superato il Teatro Regio, nello squallore e nell’abbandono della Cavallerizza. Torino ha dimenticato che, fino a poco più di un secolo fa, i cavalli erano l’unica soluzione per spostarsi rapidamente e che le scuderie, i maneggi, i depositi di carrozze erano strumenti indispensabili per l’azione di governo, facendo parte integrante dalle residenze principesche.

Per tanti anni il grande complesso sei-settecentesco della Cavallerizza Reale, caduto in disuso, è stato impiegato in modo improprio (la sala del Maneggio ridotta a parcheggio), poi dimenticato perché, in mancanza di progetti, non si potevano acquisire le indispensabili risorse economiche. Solo qualche parte è stata preservata (la palazzina della Zecca, in uso alla Polizia) o rivitalizzata (la nuova Aula Magna dell’Università, quasi nascosta tra le parti degradate).

Ora, dopo lunghe meditazioni e frammentazioni di titolarità, il Consiglio Comunale ha deliberato di adibire la Cavallerizza ad una grande varietà di utilizzi, stabilendo di «valorizzare» i fabbricati a fini commerciali, riservandone solo una parte a non meglio precisati «usi pubblici». Se il progetto sarà portato ad esecuzione – osservano i promotori del referendum contro la Delibera comunale – tutto il complesso genericamente denominato «la Cavallerizza» perderà definitivamente la sua identità di inscindibile componente dell’area di comando sabauda e diverrà un’anonima parte del tessuto urbano.
Il referendum di iniziativa popolare chiede di annullare la Delibera comunale e di operare un ripensamento finalizzato a reintegrare tutto il complesso della Cavallerizza nel perimetro storico, architettonico e culturale che lo ha contraddistinto fin dall’origine.

Di: di Giancarlo Melano

Fonte: https://torinostoria.com/prodotto/bookshop/numeri-singoli/torino-storia-n-59/